POSTULATO N.6: “UN EQUIVOCO È UN PUNTO DI DISCONTINUITÀ TRA UN MODO DI ESPRIMERSI ED UN MODO DI PENSARE”

scritto da Egonautico il giovedì, 29 novembre 2007,13:48
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categoria:postulati
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RIFLESSIONE N.15: PENSIERO E PAROLE

scritto da Egonautico il giovedì, 29 novembre 2007,13:43
"Ignora questa frase".
 
Ecco un altro bel paradosso. A differenza degli altri che ho riportato questo è un pochino più subdolo, ma è di nuovo un bel anello logico.
Se vuoi fare quello che dice questa frase la devi ignorare (e quindi non fare quello che dice), se non vuoi farlo, automaticamente, fai quello che ti dice di fare…
 
Questo paradosso (come gli altri) rappresenta, secondo me, un punto di non continuità tra il nostro modo di pensare ed il nostro modo di parlare (o scrivere).
Noi possiamo pensare delle cose che non possono essere espresse con le parole, e possiamo dire delle cose che non siamo in grado di pensare… e questo la può dire molto lunga su come può essere difficile farsi capire con le parole... e facile equivocare quanto ci è detto…
Azzz… or ora, mi è venuto in mente un nuovo postulato!
 
(vedi anche: “Aforisma n.10” e “Flash: L’anello logico”)
categoria:riflessioni
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EGO SOTTERRATO

scritto da Egonautico il mercoledì, 28 novembre 2007,17:25
Ecco… per Ego, oggi, tutto sommato era stata una bella giornata… Ego poteva andarsene a casa tranquillo, cenare, un po’ di TV, leggere qualcosa, e poi a dormire… beato e pacifico… in pace con se stesso…
E invece no? Gli è venuto in mente di andare a prendere un caffè con una sua conoscente, X, così tanto per fare quattro parole che è un po’ che non le facevano.
Tra un discorso ed un altro ad un certo punto X dice: “Ego, la conosci Y, no?”.
Ego pensa, visualizza: bella ragazza, ventenne, qualche volta scambiata qualche battuta. Poi: “Si, si, me la ricordo”.
X: “Oggi eravamo a pranzo e c’era pure lei che ha detto, davanti a tutti, che tu le piaci un casino”.
Ego di Ego a mille, sorriso sicuramente ebete, aria di noncuranza: “A si!?”.
X: “Si, a detto che le ricordi suo padre…”.
Pensiero di Ego: “Ma perché non vedete di andarvene un po’ tutti a fanc…? X, Y, Z, W, J….”.
 
Ora ego di Ego sotterrato… e con pure due badilate di concime sopra…
categoria:varie, ego
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PROPOSITO N.5: LATTE ALLE GINOCCHIA

scritto da Egonautico il mercoledì, 28 novembre 2007,09:24
Lo sapevo, io e l’inglese non avremmo mai un buon rapporto. Sono 30 anni che lo studio, ma continuo imperterrito ad incartarmi su qualcosa.
Ieri lezione, solo io e l’insegnante. L’argomento erano le espressioni utilizzate per lamentarsi di qualcuno o di qualcosa.
Ad un certo punto esce la seguente:
“I’m sick to death of you…”.
Una frase che mi suonava malissimo (…sono ammalato alla morte di te…) e che, quindi, ho cercato di associare ad un modo di dire in italiano. Quello che mi è venuto meglio è stato:
“Mi fai venire il latte alle ginocchia”.
Entusiasta della mia associazione ho provato subito a tradurla e verso l’insegnante, una ragazza inglese sulla trentina, ho detto:
“Emm.. like.. make me come… milk on knees”.
Lei ha strabuzzato gli occhi e ha detto: “Sorry?”.
E io, orgoglioso di averla portata a conoscenza di questo modo di dire: “You make me come….”, pausa per essere sicuro che avesse capito, e poi “Milk on knees”, seguito da un mio sguardo di soddisfazione.
Lei, arrossita, incredula, mi ha fissato con uno sguardo trapanante ed inquisitore, tipo: “Ci fai o ci sei?”. Che poi alla fine ho tradotto nel più significativo: “Sei un maiale o sei un cretino?”.
Qualche secondo di analisi e poi, per fortuna, ha optato per la seconda (cretino, per ignoranza, …spero) e mi ha detto: “Non usare mai 'make me come', ha un significato piuttosto particolare...”. E poi ha cambiato discorso.
Al che mi è venuta l’illuminazione. “Make me come”… letteralmente “Fammi venire”. Arghh…. Ed il successivo, “Milk on knees”, anche se potenzialmente senza un gran senso, non oso pensare a come si possa interpretare…
Al che ho realizzato di quanto sia andato vicino alla denuncia per molestie sessuali…. anche se ho notato che, dopo un po', l'insegnante è diventata molto più simpatica ed estroversa del solito (e qui si apre tutto un nuovo discorso su quanto l'universo femminile sia "too much complicated" per noi maschi....).
Comunque, sono sicuro che, "I'm sick to death of you" e "make me come", sono espressioni che mi rimarranno ben impresse.

AFORISMA N.12

scritto da Egonautico il martedì, 27 novembre 2007,16:01

La Logica è lo studio del Pensiero e della Parola, o meglio, lo studio del Pensiero espresso tramite la Parola.

Questa è la definizione di logica che mi piace di più: il giusto complemento dell’Aforisma N.8.
categoria:aforismi
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RIFLESSIONE N.14: I PECCATI CAPITALI

scritto da Egonautico il lunedì, 26 novembre 2007,15:44
Ohhhh… sul mio calendario, che ogni giorno propone un trafiletto su qualcosa più o meno curioso, oggi si parla dei Peccati Capitali.
Mi sembra di capire che questi sono i peccati che, se li commetti, potrebbero spedirti dritto all’Inferno… però, se mi ricordo bene, anche non seguire i Dieci Comandamenti, potrebbe farti fare la stessa fine (se uscirà il trafiletto ci penserò, per il momento lasciamoli da parte… che è meglio).
Dunque, cavalcando il detto “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, mando il mio Ego a farsi un giro per questi peccati.
 
Gola. Normalmente non sono molto goloso e direi che non mangio neanche troppo, ma, indubbiamente tantissime volte mi sono trovato a mangiare per il gusto di mangiare e non per necessità. Verdetto: medio peccatore.
Accidia. È difficile che stia senza fare niente, ma qualche volta il fatto di non fare un cacchio me lo godo proprio. Verdetto: piccolo peccatore.
Lussuria. Emhh.. beh, non scendiamo in particolari. Verdetto: peccatore.
Superbia. Qualche volta ho sicuramente peccato di presunzione. Verdetto: medio peccatore.
Ira. Non direi di essere molto incazzuso. Verdetto: piccolo peccatore (anzi, quasi quasi mi assolverei…).
Invidia. Poche volte mi sento invidioso (sarà per la Superbia?). Verdetto: piccolo peccatore.
Avarizia. Bilancio economico quasi costantemente sullo zero (se non negativo). Assolto.
 
Quindi, tutto sommato, non ne esco neanche tanto male… alla fine mi classificherei come un peccatore piccolo piccolo (a meno che non sia di nuovo vittima della presunzione, e al che mi toccherebbe classificarmi come peccatore medio).
Mi toccherà andare all’Inferno?
 
categoria:riflessioni
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FLASH: LA SICUREZZA

scritto da Egonautico il lunedì, 26 novembre 2007,10:59
La sicurezza è quel sentimento che provi quando, da piccolo, di notte torni a casa in macchina con i tuoi genitori. Tu sei nel sedile dietro e sai che puoi addormentarti tranquillamente, sicuro che qualsiasi cosa accada loro si prenderanno cura di te….
 
categoria:flash
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FLASH: IL FLASH DEI FLASH

scritto da Egonautico il venerdì, 23 novembre 2007,16:41
(Da uno scritto del 1982).
 
Erano circa le 18:00 di un giorno di Luglio.
Avevamo scelto una grotta per la cerimonia. Ci sedemmo ed accendemmo un incenso. Qualche stupida parola e poi, fatto, preso.
Dopo una mezz’oretta che non succedeva niente cominciai a sentirmi stupido a stare in quel luogo, tutta l’aurea di misticismo era bella che scomparsa.
Dissi al mio amico che mi sembrava tutto una bella stronzata, probabilmente ci eravamo presi un bel bidone o che qualcosa si era rovinato. Proposi di andarcene a fare un giro verso il paese.
Passeggiammo qua e la per un po’ di tempo, ormai convinti che niente sarebbe successo.
Dopo un paio d’ore cominciai a sentire una strana sensazione, un senso di ansia misto ad una specie di desensibilizzazione a livello degli arti e delle viscere. Mi sembrava un tentativo del corpo di staccarsi dalla mente.
Cominciai ad avere paura e cercai di non pensare a queste sensazioni.
Guardai una bambina, dentro una macchina, che si pettinava; la paura si trasformò in una scossa di terrore, quando vidi che, con un colpo, si pettinò via la faccia: sembrava che fosse di gomma e la spazzola avesse tirato e quasi cancellato tutti i suoi lineamenti. Era mostruosa.
Mi girai verso il mio amico: “ ho visto una che…”. Lui mi interruppe e urlò: “Stai zitto! Non voglio sapere niente!”. Mi resi conto che era nelle mie stesse condizioni.
Guardai il cielo, era di un colore blu carichissimo, sembrava si staccasse per venirmi addosso. I contorni di ogni cosa erano nettissimi. Le cose piccole sembravano ingrandirsi e le cose grandi sembravano rimpicciolirsi.
Guardai il porto, sembrava un quadro di Salvador Dalì.
Decidemmo di tornare verso la grotta, probabilmente eravamo entrambi spaventati; in quel momento rappresentava una specie di rifugio, l’ultimo posto che ci ricordavamo come normale.
Salendo verso la grotta ci trovammo su una specie di promontorio, apparve il mare. Era una visione fantastica: una tavolozza di un azzurro bellissimo su cui le onde creavano dei disegni meravigliosi; alcuni di questi disegni formavano delle strade sull’acqua che le navi seguivano per navigare.
Rimasi incantato, non so per quanto tempo, ad osservare questo panorama.
Quando mi ripresi vidi il mio amico coricato per terra che prendeva in mano delle pietre e le studiava. Non capivo cose stesse facendo.
Ad un certo punto balzò in piedi tenendo una pietra in mano. Cominciò ad urlare verso di me: “Mi sono trovato! Mi sono trovato! Io, sono questa pietra! Guarda che bella!”. Io pensai che fosse impazzito.
Continuò a saltare e ad urlare, fino a quando, improvvisamente si fermò e raccolse un’altra pietra più piccola. Mi guardò e mi disse: “Tu invece sei questa… è piccola e brutta, non è bella come la mia”. E poi ricominciò a saltare guardando la sua pietra.
In quel momento sentii un odio mostruoso che cresceva dentro di me, un parassita incontenibile, un demone nero e malvagio che mi invadeva. Raccolsi una grossa pietra da terra, volevo colpirlo, volevo fargli del male…
Un barlume di ragione. Presi la pietra e la scaraventai per terra. “Vaffanculo!” gli urlai e me ne andai, lasciandolo sul promontorio, in preda al suo delirio.
Scappai letteralmente da quel posto, terrorizzato per quello che avevo provato, per quello che avrei potuto fare.
Quando fui abbastanza lontano mi fermai e mi guardai intorno. Era tutto secco, c’erano delle piante basse che mi sembravano enormi. Le ombre erano spaventose. Stava diventando buio.
Il profumo di mirto era fortissimo, mi invadeva, mi possedeva. Potevo toccarlo con le mani.
Decisi di tornare al campeggio, mi sarei chiuso nella tenda, mi sarei messo a dormire nell’attesa che tutto passasse.
Non volevo camminare per la strada, avevo paura delle macchine. Decisi di passare lungo il mare, dagli scogli, lungo il percorso che avevo fatto nel pomeriggio.
Non riuscivo a percepire le dimensioni, gli scogli mi sembravano montagne enormi. Mi concentrai e cercai di ricordarmi i passi che avevo fatto nel pomeriggio. Andavo avanti a memoria; il prossimo scoglio mi sembrava lontano decine di metri, ma sapevo che con un passo lo avrei raggiunto. Facevo quel passo ed arrivavo sullo scoglio. Continuai così fino ad arrivare al campeggio.
Era buio. Trovai la mia tenda e mi chiusi dentro.
Pochi attimi di tranquillità e poi quel posto divenne il luogo più assurdo dell’universo.
Guardai i miei piedi, mi sembravano lontani chilometri, alla fine di quel lungo tunnel che era diventata la tenda. Il soffitto sembrava cadermi addosso. Lampi di colori vivissimi illuminavano le pareti. Sembrava viva.
Mi sembrò che qualcosa mi toccasse le braccia, ma non c’era niente. Cominciai a sentire delle voci dall’esterno, o meglio, a vedere delle voci. Le voci entravano dalle pareti della tenda, sotto forma di frecce colorate sulle quali c’era scritto quello che dicevano. Le potevo prendere con le mani, leggere, molte erano parole sconosciute, frasi senza senso.
Mi immaginai di essere da qualche parte in Messico, cominciai a sentire della musica, il suono delle maracas.
Alla fine stavano succedendo troppe cose in quella tenda, c’erano troppi colori, troppi suoni, troppe luci. La tenda si muoveva, era viva. Mi sentivo delle cose addosso. Stavo sclerando.
Saltai fuori dalla tenda, scappai sugli scogli, al buio, avanzando a memoria.
Arrivai alla strada, fui di nuovo assalito dall’odore di mirto.
Camminai e camminai, arrivai di nuovo al paese.
Probabilmente c’era una festa, c’era un sacco di gente.
Misi la testa sotto la fontana, per un attimo mi sentii meglio, ma poi tutto ricominciò.
Non sapevo cosa fare e allora cominciai a camminare.
Arrivai ad un incrocio e mi fermai.
Mi misi a guardare le macchine che passavano. Era una delle cose più buffe che avevo mai visto. Le macchine era piatte come un foglio di carta, sembravano un fumetto. Per andare avanti passavano attraverso due lastre di vetro. Rimasi per parecchio tempo a guardarle.
Ripresi a camminare.
Vedevo di nuovo le voci. Le frecce colorate con le scritte uscivano dai vicoli, dai cortili. Leggevo le voci dei bambini.
Ad un certo punto fui spaventato dalla grata di un tombino. Si muoveva, si apriva. Era una bocca che voleva divorarmi. Vedevo gli odori che uscivano da quella bocca. Scappai.
Davanti a me passò un cane nero. Era il cane più brutto e viscido che avevo mai visto. Piatto, storto, deformato. Rimasi a guardarlo, mentre se ne andava via per la sua strada.
Ero esausto, non capivo dove ero, volevo tornare a casa, ma ero troppo lontano dalla mia.
Feci uno strano ragionamento. Tutta quella gente che vedevo in giro sicuramente aveva una casa, per andare a casa, quindi, bastava seguirla.
Mi misi a seguire tutte le persone che mi sembrava stessero andando a casa. Le seguivo a distanza e, quando arrivavano a casa lore, capivo che non era la mia e allora cominciavo a seguire qualcun altro.
Ad un certo punto mi resi conto che non c’era quasi più nessuno in giro, probabilmente era molto tardi.
Mi ritrovai seduto nella piazza del paese. Vedevo qua e la ancora qualche freccia di voce, ma i colori non erano più così vivi.
Rimasi affascinato dal bianco lucido della mia maglietta, mi resi conto che avevo ancora la maglia rossa legata in vita: pensai che fosse un miracolo, anzi era un miracolo che avessi ancora tutto. Feci un controllo: scarpe, pantaloni, occhiali, portafoglio.
Mi toccai le braccia e la faccia, mi sembravano di gomma.
Comunque mi sentivo meglio.
Ad un certo punto sentii delle voci. Vidi arrivare due ragazzi, vestiti in maniera molto appariscente. Li riconobbi erano due gay (li definirei due checche, per come erano vestiti e per come si comportavano) che avevo già visto durante il giorno.
Mi videro lì da solo e si sedettero vicino a me, per cercare di abbordarmi. Non li guardai, spararono qualche cazzata e poi dissero, ridacchiando, una frase tipo: “Stasera dobbiamo proprio trovare un altro bigolo”.
Non provai fastidio o imbarazzo, in quel momento non mi importava niente. Però, probabilmente dovevo avere una faccia da fulminato, perché mi girai verso di loro, li guardai dicendo tranquillamente: “Per favore, lasciatemi in pace”. Loro mi guardarono un attimo e poi se ne andarono senza dire nulla.
Rimasi nella piazza e dopo un po’ arrivo anche il mio amico.
Lo guardai, era in uno stato disastroso, brutto, sporco, con uno sguardo da psicopatico.
Si sedette vicino a me e cominciò a parlare: “Come sono bello, tutto vestito d’azzurro, sono il principe azzurro…”. Pensai che fosse ancora in preda a quel delirio di megalomania iniziato con la pietra. Guardai la mia maglia rossa e pensai: “Allora, probabilmente, io sono il principe rosso”.
Seduti sui gradini sparammo un po’ di cazzate e poi ci avviammo verso il campeggio.
Sulla strada ci fermammo su una spiaggia, era quasi l’alba.
Mi sedetti per terra vicino ad una barca.
Guardai la sabbia, mi concentrai sulle orme lasciate dalla gente durante il giorno e pensai: “Certo che devono aver fatto una gran fatica per fare tutto questo”.
Poi mi addormentai.
Il giorno dopo mi risvegliai cresciuto e cominciai a farmi parecchie domande nuove.
 
 
 
categoria:flash, castaneda
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AFORISMA N.11

scritto da Egonautico il giovedì, 22 novembre 2007,11:46
Il Tempo è quella cosa che tutti Comprendono, ma nessuno è capace di Spiegare.
 
(vedi post “Il più terribile nemico naturale”)
 
categoria:baudelaire, aforismi
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PROPOSITO N.9: IL SOGNO

scritto da Egonautico il giovedì, 22 novembre 2007,09:54
Stamattina il mio “Consulente per le faccende di fantasia” mi ha raccontato il sogno che ha fatto stanotte.
I protagonisti erano lui assieme ai suoi compagni di classe.
Le bambine della classe erano le figlie del Re e sono state rapite da due bambini, X e Y, che rappresentano i cattivi della storia (nella realtà sono i “nemici” del Consulente nelle normali scaramucce tra compagni di classe).
X e Y le hanno rapite perché volevano sposarle (contrariamente alla volontà delle stesse).
Le Principesse erano tutte dotate del potere della Luce, un potente raggio Laser che potevano usare per difendersi, ma X e Y sono riusciti a disattivarglielo, prima di rapirle, mentre dormivano.
X e Y hanno portato le Principesse in un castello segreto, ed hanno messo a guardia una famiglia di Draghi, formata da due Draghi figli, i genitori ed il Drago nonno, il più potente e cattivo di tutti.
Il Consulente ed altri eroi (gli altri compagni di classe) si sono organizzati, e mediante i loro poteri si sono organizzati per la battaglia.
Il Consulente ed un altro eroe, dotati del potere del Fuoco, erano i guerrieri, mentre gli eroi dotati del potere del Trasporto li hanno trasportati a grandissima velocità, grazie agli eroi dotati del potere della Massima Velocità, al castello segreto.
La battaglia contro i Draghi minori (i figli ed i genitori) è stata vinta abbastanza in fretta, la battaglia con il Drago nonno, invece, è stata durissima: il Consulente e l’altro eroe hanno dovuto lottare fino allo sfinimento, ma alla fine sono riusciti a sconfiggerlo.
Le Principesse sono state liberate… ma ovviamente il Consulente e gli altri eroi non hanno assolutamente preso in considerazione l’idea di sposarle loro… e le hanno rispedite a casa dal Re.
categoria:propositi
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RIFLESSIONE N.13: IL METAMONDO

scritto da Egonautico il mercoledì, 21 novembre 2007,10:41
Ieri sera, uscendo dal lavoro, ho sentito una ventata di aria fredda sulla faccia, mi sono guardato intorno, le persone, le case, le macchine, ed un pensiero mi è subito saltato in mente: “È vero! Continua ad esistere anche tutto questo”.
Mi trovo spesso con la faccia incollata davanti ad un video. Per lavoro uso tantissimo Mail e Messenger, uso diversi programmi che mi permettono di “dialogare” con persone o con macchine, scrivo report che invio a server, recupero dati che qualcun altro a messo su un altro server. Quando ho un attimo di pausa, scrivo e leggo mail di piacere, blog, etc.
Passo buona parte della mia giornata immerso in quello che io chiamo Metamondo, seguendo quella tendenza che, un po’ per volta, sembra inglobarci tutti.
Ho ancora qualche flebile tendenza di anticonformismo tecnologico: uso pochissimo gli SMS in quanto mi ostino a non avere un cellulare mio, cerco di evitare di usare PC e videogiochi a casa, se devo scambiare informazioni con qualcuno cerco di incontrarlo di persona (se possibile), se devo prendere appunti mi porto carta e penne colorate (e non PC o palmare)… ma è innegabile che, in questo Metamondo mi ci sono impantanato pure io… anzi, il mio lavoro consiste proprio nel cercare di fare si che vi ci possano accedere più persone possibile e nella maniera più efficace possibile (e credo di essere pure bravo in questo…).
Vent’anni fa non esisteva questo Metamondo, ora siamo già in tantissimi a co-abitarlo.
È un bene o un male? Riprendendo la solita frase che mi piace tanto: è sempre tutto relativo.
Internet è un enorme calderone, ci puoi trovare di tutto. Qualsiasi idea tu abbia, dalla più frivola alla più impegnata, dalla più nobile alla più perversa, puoi riuscire a trovare qualcuno che in qualche maniera la pensi come te… e questo, per me, è tanto fantastico quanto inquietante
Un paio di anni fa avevo la passione di creare Remix e, cercando informazioni su questo, sono entrato in contatto con un Rapper di Vancouver ed un Producer di Singapore. Ci siamo messi a “lavorare” assieme (in virtuale) ed abbiamo prodotto delle cose. Questo, secondo me, ha dello stupefacente: un asse Vancouver, Torino, Singapore.
Tutti gli abitanti del Metamondo condividino la possibilità di aprire contatti interessanti con gli altri abitanti, contatti che fino a due decenni fa erano impossibili… ma i contatti possono essere positivi ma anche negativi …come dicevo, per qualsiasi perversione puoi trovare qualcuno che la pensi come te o che possa essere identificato come l’oggetto di questa.
 
Quello che mi piace del mio Metamondo è che a volte mi semplifica la vita, mi fa risparmiare tempo, mi permette di entrare in contatto con persone che sicuramente non incontrerei in altro modo, mi aiuta a soddisfare diverse mie curiosità, è un momento di evasione.
Quello che non mi piace è che, da un punto di vista umano, lo trovo potenzialmente limitante… i rapporti tendono ad essere surrogati di rapporti… manca tutto quel corollario a contorno delle parole… già è difficile avere rapporti empatici di persona, figuriamoci dietro ad un video.
 
Il principio è semplicissimo:
Se il Metamondo si pone come un’espansione del Mondo, è una gran cosa… se il Metamondo si pone come un’alternativa al Mondo è un disastro.
 
 

AFORISMA N.10

scritto da Egonautico il lunedì, 19 novembre 2007,09:26
Se non avete niente da fare, non fatelo qui.
 
Quello che mi piace di questa frase è che, ad un primo impatto, sembra avere un significato logico e ben preciso (più o meno: “se siete fancazzisti, andate via e non infastiditemi”)… e penso che avrei potuto utilizzarla adeguatamente in qualche situazione della mia vita…
Però, ragionandoci meglio, diventa una frase impossibile alla quale, logicamente, non riesco a dare un significato preciso. Può anche darsi che sia io ad avere dei limiti, ma più mi ci spremo sopra e meno riesco a venirne a capo...
(vedi anche il Flash sull’anello logico).
 
categoria:aforismi
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RIFLESSIONE N.12: DAL MÉNAGE FAMILIARE ALL’ENTROPIA

scritto da Egonautico il venerdì, 16 novembre 2007,15:49
Dopo una delle solite discussioni familiari, con moglie e figli, sul disordine in casa, me ne stavo seduto in sala a riflettere.
La sensazione regnante è che mantenere una condizione di ordine è molto faticoso.
Ma cos’è l’ordine?
Secondo me, la mia sala risulta in ordine dopo che ho tolto la polvere dai mobili e dalla libreria, passato l’aspirapolvere sul tappeto e sui pavimenti, lavato per terra e rimesso tutto in una certa maniera.
Quindi, nel caso della mia sala, l’ordine corrisponde allo stato che ho descritto. Quasi tutti gli altri stati corrispondono al disordine, ed essendo questi stati tanti (praticamente infiniti), mentre quello di ordine uno solo, è sicuramente più facile lasciare la sala in disordine piuttosto che in ordine: basta che, dopo aver fatto quello che ho descritto sopra, rovesci il sacco dell’immondizia in mezzo alla sala (il che costa pochissima fatica), per trasformare l’ordine in quello che io percepisco come una bella schifezza.
Mantenere la mia sala in ordine costa quindi una certa fatica (….una bella rottura di maroni almeno una volta a settimana…) però, a pensarci bene, quello legato al mio concetto di ordine non è sicuramente lo stato più faticoso.
Se decidessi che su ogni superficie ci debba essere una certa quantità elevata, ma ben precisa, di polvere, distribuita in maniera perfettamente uniforme, formata da delle proporzioni molto rigide tra elementi minerali, animali e umani, da un punto di vista logico potrei dire che la mia sala sarebbe in uno stato di grandissimo ordine (anche se mi vergognerei ad invitare qualcuno a casa mia…)… ma portarla in questo mi costerebbe una fatica enorme.
 
L’ordine è un concetto relativo e lo stato, relativo a quest’ordine, nella maggior parte dei casi non è il più faticoso da ottenere.
 
In Fisica uno dei concetti che mi ha più affascinato è quello dell’entropia.
Generalizzando, l’entropia è la misura del disordine. Tanto aumenta il disordine e tanto aumenta l’entropia.
In base ad un altro principio l’entropia, in un sistema chiuso (come si ipotizzi sia l’universo... anche se non so chi puo' garantire che non sia infinito) non può altro che aumentare: sembrerebbe che il tutto sia destinato allo stato di massimo disordine.
E qual è lo stato di massima entropia (o disordine)? Probabilmente la cosiddetta “morte termica” dell’universo, uno stato freddo e buio (tutte le stelle si sono esaurite e si sono spente) in cui non è possibile alcuno scambio di energia (una brutta visione, molto peggio della mia sala in disordine).
Al che viene un pensiero… non so se ci sono nuove teorie, ma sembra proprio che andare verso lo stato di massimo disordine sia la tendenza più naturale dell’universo.
Ma, ribaltando il punto di vista, non è possibile che la “morte termica” sia semplicemente il concetto di ordine di un’entità superiore (Dio, la natura, il caso, …. qui ognuno ci metta del suo)? E che quest’entità stia semplicemente lavorando per mettere in ordine la sua sala?
 
La definizione di entropia mi piaceva molto… ora mi sta venendo il dubbio che l’entropia, in realtà, sia la misura dell’ordine….
È tutto troppo relativo....
 
(Vedi anche riflessione N.8).
 
 
categoria:riflessioni
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CITAZIONE N.1

scritto da Egonautico il giovedì, 15 novembre 2007,17:38
"Il desiderio di una persona 'perfetta' che soddisfi ogni nostra aspettativa, percepisca empaticamente e venga incontro ad ogni nostro desiderio è una fantasia primaria impossibile da realizzare". (Coleman – “Intelligenza Sociale”).
 
Ripercorrendo il mio passato, le mie esperienze e quelle di persone attorno a me, non posso che essere terribilmente d’accordo con questa frase.
Mi colpisce la stupidità che mi ha pervaso in gioventù. Ero convinto che chi avevo di fronte, nei miei approcci sentimentali, dovesse completamente adeguarsi a me con l’illusione che dovesse essere la persona “perfetta” (almeno per me)… ed il brutto è che, giornalmente, continuo a sentire persone che “pretendono” questo da altri, incuranti del “sacrificio” a cui dovrebbero sottoporsi gli eventuali partner o amici…
Io penso che, alla fine, siamo tutti naturalmente egocentrici e mettersi nei panni di chi abbiamo di fronte non è così facile… e, a volte, abbiamo pure troppa paura per farlo.
Un rapporto “sano”, e per scelta, non può che essere alla pari, una giusta dose di dare e avere, un adattamento reciproco, accompagnato dal rispetto dell’individualità dell’altra persona.
Un’altra regola fondamentale, secondo me, è che nei sentimenti quali amore, amicizia, simpatia, attrazione, etc. non ci può essere nessuna forzatura… o ci sono, o non ci sono… si possono coltivare, si, ma non si possono certo pretendere.
 
Questo viaggio comincia ad incutermi anche un po’ d’ansia…. Un po’ per volta comincio a percepire sempre più distintamente che, quando gli altri sembrano tutti sbagliati… molto probabilmente sono io che ho qualcosa che non va.

CAZZATA N.2

scritto da Egonautico il giovedì, 15 novembre 2007,10:13
“Meglio un figlio assassino che gay”.
 
Questa l’ho sentita dire da un signore di mezz’età in un bar (e lascio alla sensibilità personale di ognuno il giusto commento).
 
Per quanto mi riguarda so di essere arrivato alla conclusione che sono etero, nel senso che, le mie attenzioni sentimentali e sessuali, preferisco orientarle verso una donna e non verso un uomo… però, nel caso mi trovassi a dover prendere una decisione derivata dalla frase del signore di cui sopra, i gay vengano da me, mentre gli assassini vadano pure tutti da lui.
…ah, è preferisco pure andare alla cerimonia di associazione (DICO o quel che sarà) di mio figlio, mentre il tizio del bar sarà impegnato a seguire il processo del suo in tribunale...
 
categoria:cazzate
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