FLASH: IL FLASH DEI FLASH

scritto da Egonautico il venerdì, 23 novembre 2007,16:41
(Da uno scritto del 1982).
 
Erano circa le 18:00 di un giorno di Luglio.
Avevamo scelto una grotta per la cerimonia. Ci sedemmo ed accendemmo un incenso. Qualche stupida parola e poi, fatto, preso.
Dopo una mezz’oretta che non succedeva niente cominciai a sentirmi stupido a stare in quel luogo, tutta l’aurea di misticismo era bella che scomparsa.
Dissi al mio amico che mi sembrava tutto una bella stronzata, probabilmente ci eravamo presi un bel bidone o che qualcosa si era rovinato. Proposi di andarcene a fare un giro verso il paese.
Passeggiammo qua e la per un po’ di tempo, ormai convinti che niente sarebbe successo.
Dopo un paio d’ore cominciai a sentire una strana sensazione, un senso di ansia misto ad una specie di desensibilizzazione a livello degli arti e delle viscere. Mi sembrava un tentativo del corpo di staccarsi dalla mente.
Cominciai ad avere paura e cercai di non pensare a queste sensazioni.
Guardai una bambina, dentro una macchina, che si pettinava; la paura si trasformò in una scossa di terrore, quando vidi che, con un colpo, si pettinò via la faccia: sembrava che fosse di gomma e la spazzola avesse tirato e quasi cancellato tutti i suoi lineamenti. Era mostruosa.
Mi girai verso il mio amico: “ ho visto una che…”. Lui mi interruppe e urlò: “Stai zitto! Non voglio sapere niente!”. Mi resi conto che era nelle mie stesse condizioni.
Guardai il cielo, era di un colore blu carichissimo, sembrava si staccasse per venirmi addosso. I contorni di ogni cosa erano nettissimi. Le cose piccole sembravano ingrandirsi e le cose grandi sembravano rimpicciolirsi.
Guardai il porto, sembrava un quadro di Salvador Dalì.
Decidemmo di tornare verso la grotta, probabilmente eravamo entrambi spaventati; in quel momento rappresentava una specie di rifugio, l’ultimo posto che ci ricordavamo come normale.
Salendo verso la grotta ci trovammo su una specie di promontorio, apparve il mare. Era una visione fantastica: una tavolozza di un azzurro bellissimo su cui le onde creavano dei disegni meravigliosi; alcuni di questi disegni formavano delle strade sull’acqua che le navi seguivano per navigare.
Rimasi incantato, non so per quanto tempo, ad osservare questo panorama.
Quando mi ripresi vidi il mio amico coricato per terra che prendeva in mano delle pietre e le studiava. Non capivo cose stesse facendo.
Ad un certo punto balzò in piedi tenendo una pietra in mano. Cominciò ad urlare verso di me: “Mi sono trovato! Mi sono trovato! Io, sono questa pietra! Guarda che bella!”. Io pensai che fosse impazzito.
Continuò a saltare e ad urlare, fino a quando, improvvisamente si fermò e raccolse un’altra pietra più piccola. Mi guardò e mi disse: “Tu invece sei questa… è piccola e brutta, non è bella come la mia”. E poi ricominciò a saltare guardando la sua pietra.
In quel momento sentii un odio mostruoso che cresceva dentro di me, un parassita incontenibile, un demone nero e malvagio che mi invadeva. Raccolsi una grossa pietra da terra, volevo colpirlo, volevo fargli del male…
Un barlume di ragione. Presi la pietra e la scaraventai per terra. “Vaffanculo!” gli urlai e me ne andai, lasciandolo sul promontorio, in preda al suo delirio.
Scappai letteralmente da quel posto, terrorizzato per quello che avevo provato, per quello che avrei potuto fare.
Quando fui abbastanza lontano mi fermai e mi guardai intorno. Era tutto secco, c’erano delle piante basse che mi sembravano enormi. Le ombre erano spaventose. Stava diventando buio.
Il profumo di mirto era fortissimo, mi invadeva, mi possedeva. Potevo toccarlo con le mani.
Decisi di tornare al campeggio, mi sarei chiuso nella tenda, mi sarei messo a dormire nell’attesa che tutto passasse.
Non volevo camminare per la strada, avevo paura delle macchine. Decisi di passare lungo il mare, dagli scogli, lungo il percorso che avevo fatto nel pomeriggio.
Non riuscivo a percepire le dimensioni, gli scogli mi sembravano montagne enormi. Mi concentrai e cercai di ricordarmi i passi che avevo fatto nel pomeriggio. Andavo avanti a memoria; il prossimo scoglio mi sembrava lontano decine di metri, ma sapevo che con un passo lo avrei raggiunto. Facevo quel passo ed arrivavo sullo scoglio. Continuai così fino ad arrivare al campeggio.
Era buio. Trovai la mia tenda e mi chiusi dentro.
Pochi attimi di tranquillità e poi quel posto divenne il luogo più assurdo dell’universo.
Guardai i miei piedi, mi sembravano lontani chilometri, alla fine di quel lungo tunnel che era diventata la tenda. Il soffitto sembrava cadermi addosso. Lampi di colori vivissimi illuminavano le pareti. Sembrava viva.
Mi sembrò che qualcosa mi toccasse le braccia, ma non c’era niente. Cominciai a sentire delle voci dall’esterno, o meglio, a vedere delle voci. Le voci entravano dalle pareti della tenda, sotto forma di frecce colorate sulle quali c’era scritto quello che dicevano. Le potevo prendere con le mani, leggere, molte erano parole sconosciute, frasi senza senso.
Mi immaginai di essere da qualche parte in Messico, cominciai a sentire della musica, il suono delle maracas.
Alla fine stavano succedendo troppe cose in quella tenda, c’erano troppi colori, troppi suoni, troppe luci. La tenda si muoveva, era viva. Mi sentivo delle cose addosso. Stavo sclerando.
Saltai fuori dalla tenda, scappai sugli scogli, al buio, avanzando a memoria.
Arrivai alla strada, fui di nuovo assalito dall’odore di mirto.
Camminai e camminai, arrivai di nuovo al paese.
Probabilmente c’era una festa, c’era un sacco di gente.
Misi la testa sotto la fontana, per un attimo mi sentii meglio, ma poi tutto ricominciò.
Non sapevo cosa fare e allora cominciai a camminare.
Arrivai ad un incrocio e mi fermai.
Mi misi a guardare le macchine che passavano. Era una delle cose più buffe che avevo mai visto. Le macchine era piatte come un foglio di carta, sembravano un fumetto. Per andare avanti passavano attraverso due lastre di vetro. Rimasi per parecchio tempo a guardarle.
Ripresi a camminare.
Vedevo di nuovo le voci. Le frecce colorate con le scritte uscivano dai vicoli, dai cortili. Leggevo le voci dei bambini.
Ad un certo punto fui spaventato dalla grata di un tombino. Si muoveva, si apriva. Era una bocca che voleva divorarmi. Vedevo gli odori che uscivano da quella bocca. Scappai.
Davanti a me passò un cane nero. Era il cane più brutto e viscido che avevo mai visto. Piatto, storto, deformato. Rimasi a guardarlo, mentre se ne andava via per la sua strada.
Ero esausto, non capivo dove ero, volevo tornare a casa, ma ero troppo lontano dalla mia.
Feci uno strano ragionamento. Tutta quella gente che vedevo in giro sicuramente aveva una casa, per andare a casa, quindi, bastava seguirla.
Mi misi a seguire tutte le persone che mi sembrava stessero andando a casa. Le seguivo a distanza e, quando arrivavano a casa lore, capivo che non era la mia e allora cominciavo a seguire qualcun altro.
Ad un certo punto mi resi conto che non c’era quasi più nessuno in giro, probabilmente era molto tardi.
Mi ritrovai seduto nella piazza del paese. Vedevo qua e la ancora qualche freccia di voce, ma i colori non erano più così vivi.
Rimasi affascinato dal bianco lucido della mia maglietta, mi resi conto che avevo ancora la maglia rossa legata in vita: pensai che fosse un miracolo, anzi era un miracolo che avessi ancora tutto. Feci un controllo: scarpe, pantaloni, occhiali, portafoglio.
Mi toccai le braccia e la faccia, mi sembravano di gomma.
Comunque mi sentivo meglio.
Ad un certo punto sentii delle voci. Vidi arrivare due ragazzi, vestiti in maniera molto appariscente. Li riconobbi erano due gay (li definirei due checche, per come erano vestiti e per come si comportavano) che avevo già visto durante il giorno.
Mi videro lì da solo e si sedettero vicino a me, per cercare di abbordarmi. Non li guardai, spararono qualche cazzata e poi dissero, ridacchiando, una frase tipo: “Stasera dobbiamo proprio trovare un altro bigolo”.
Non provai fastidio o imbarazzo, in quel momento non mi importava niente. Però, probabilmente dovevo avere una faccia da fulminato, perché mi girai verso di loro, li guardai dicendo tranquillamente: “Per favore, lasciatemi in pace”. Loro mi guardarono un attimo e poi se ne andarono senza dire nulla.
Rimasi nella piazza e dopo un po’ arrivo anche il mio amico.
Lo guardai, era in uno stato disastroso, brutto, sporco, con uno sguardo da psicopatico.
Si sedette vicino a me e cominciò a parlare: “Come sono bello, tutto vestito d’azzurro, sono il principe azzurro…”. Pensai che fosse ancora in preda a quel delirio di megalomania iniziato con la pietra. Guardai la mia maglia rossa e pensai: “Allora, probabilmente, io sono il principe rosso”.
Seduti sui gradini sparammo un po’ di cazzate e poi ci avviammo verso il campeggio.
Sulla strada ci fermammo su una spiaggia, era quasi l’alba.
Mi sedetti per terra vicino ad una barca.
Guardai la sabbia, mi concentrai sulle orme lasciate dalla gente durante il giorno e pensai: “Certo che devono aver fatto una gran fatica per fare tutto questo”.
Poi mi addormentai.
Il giorno dopo mi risvegliai cresciuto e cominciai a farmi parecchie domande nuove.
 
 
 
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DIREZIONE INTELLIGENZA SOCIALE 2

scritto da Egonautico il venerdì, 09 novembre 2007,16:28
Lo sviluppo della mia Intelligenza Sociale negli anni… riprendendo la metafora dei nemici naturali dell’uomo di conoscenza di Castaneda.
 
La Paura.
Mi ricordo che in passato sono stato molto soggetto a timori nei miei rapporti con gli altri.
Mi sembrava che ci fossero diverse persone, molto sicure di se stesse, che avevano completamente in mano la loro vita. Persone in grado di gestire e risolvere tutti i loro problemi e tutte le loro emozioni, con capacità a me totalmente mancanti.
In questa visione distorta si inseriva pure il fatto che, mi sembrava, che alcune di queste persone nutrissero un atteggiamento di superiorità e, in certi casi, addirittura denigratorio nei miei confronti.
Mi sono reso conto che soffrivo di un senso di inferiorità: difficilmente ero in grado di esprimere, e sostenere, opinioni con loro. Ero intimorito a parlare con loro, facilmente vittima della timidezza.
Come paradosso vivevo un sentimento molto particolare: siccome “loro” erano così forti e sicuri, in qualche maniera mi aspettavo che facessero qualcosa per me, che venissero automaticamente in mio soccorso.
 
La Lucidità.
Man mano che è passato il tempo mi sono reso conto che, in realtà, ero io che non riuscivo a cogliere una serie di segnali e sfumature nel comportamento e nell’atteggiamento di queste persone.
In pratica ho cominciato a capire che alla fine vogliamo, cerchiamo e proviamo più o meno tutti le stesse cose.
Ora ho una visione molto più chiara e realistica (ovviamente nell’ottica della mia realtà), e certi miei timori sono quasi del tutto svaniti.
Rispetto all’inizio ho sviluppato molto la mia capacità empatica. Mi sento molto più sensibile, e mi sembra di riuscire ad intuire molto meglio quello che c’è dietro alle persone che ho di fronte… anche se, a volte, questo non è del tutto positivo… mi sento uno stupido per quanto ho mal interpretato diverse cose in passato... e per quante me ne sono proprio sfuggite.
Mi rendo molto più facilmente conto di quanto quello che dico interessi o meno le persone che ho di fronte, di quanto pensano che abbia torto o ragione. Di quando siano nervose o allegre. Di quando provino interesse o disinteresse per me.
Come parlano e/o si vantano delle loro capacità, che hanno oppure no… ho capito che certi “idoli”, che avevo creato, alla fine sono persone del tutto normali, anzi…
Ho sempre più la percezione, ahimè, di quanto molti rapporti siano basati sul malinteso e di quante assurde “rigidità” ci siano.
 
Il Potere.
Ora sto anche cominciando a percepire coscientemente in che modo e quanto, certi miei modi di fare e di esprimermi, hanno un effetto sulle persone che ho attorno.
È l’applicazione di quanto ho capito.
Su questo punto ho ancora parecchio da lavorare, ma, indubbiamente, il mio modo di interagire con gli altri è notevolmente migliorato: piccole cose ma che, per me, hanno dato grossi risultati.
 
La Vecchiaia.
Qui non c’è niente da fare, questa non si può sconfiggere… ma si può combattere… e al momento ho capito che la mia età è sicuramente un vantaggio e non un limite.
 
Continua…
 
 

RIFLESSIONE N.10: L’ALLEATO

scritto da Egonautico il martedì, 30 ottobre 2007,16:44
Per Alleato intendo una qualche entità che ci può aiutare nelle relazioni e negli impegni della nostra vita.
Se troviamo un Alleato, questo può condurre una vita parallela alla nostra: nasce, cresce e muore. Può essere affiancato da altri Alleati o, una volta che ci lascia, essere sostituito da uno nuovo.
Non è assolutamente detto che tutti avremo degli Alleati significativi nella nostra vita, e non è neanche noto il tempo che un eventuale Alleato trascorrerà con noi prima di lasciarci (da pochissimo tempo a tutta la vita).
Inoltre ci sono Alleati più forti ed altri più deboli e, alcuni, mentre ci possono rafforzare in certi periodi in altri ci possono indebolire.
Comunque, tirando le somme, riuscire a trovare un buon Alleato è sicuramente una gran cosa.
 
Per una bella ragazza, un Alleato, potrebbe essere la sua bellezza e la sua sensualità. Basta pensare allo sguardo ed all’atteggiamento sicuro che mostrano alcune donne consce di questo: sembra che possano conquistare il mondo e sicuramente, utilizzando bene l’Alleato, possono semplificarsi molte cose nella vita.
Per un giovane un suo Alleato potrebbe essere la gioventù, che gli permette di spremere al massimo il “motore”.
Per Castaneda, un uomo di conoscenza doveva scegliere il suo Alleato tra il Pejote, l’Erba del Diavolo ed i funghi allucinogeni.
Per una persona ricca un Alleato potrebbe essere la ricchezza stessa… ci sarebbero un sacco di persone disposte a fargli un “piacere”.
E così via.
 
Credo che, per poter proseguire in maniera efficace il mio viaggio verso Egoland, sia giunta l’ora di cercarmi un nuovo Alleato.
Obiettivamente potrei essere piacevole, ma non mi vedo molto come sex-simbol. Sono sicuramente una persona giovanile, ma la gioventù è un'altra cosa. Non credo che gli allucinogeni facciano al mio caso. Non ho grossi problemi economici, ma non sono sicuramente ricco…
Quindi, ad esempio, questi sono Alleati che potrei cercare di usare qualche volta (…a parte gli allucinogeni), ma non sono sicuramente particolarmente potenti per me.
 
In base ad alcune piccole soddisfazioni che ho ottenuto negli ultimi tempi ho deciso di cercare un Alleato in quella entità che definirei “Intelligenza Sociale”. Sono convinto che questa, effettivamente, possa aiutarmi ad ottenere grandi risultati.

Alcuni dei Propositi che mi sono posto in questo viaggio sono già molto orientati verso questa entità ma, vista l’importanza di questo tema, ho deciso che aprirò una Direzione per lei.


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