RIFLESSIONE N.23: IL TELEFONO MALEDETTO

scritto da Egonautico il martedì, 01 aprile 2008,15:02
Ieri parlavo con una persona che mi chiedeva consiglio su quale telefono cellulare comprare…
 
Il telefono è una delle entità più maleducate e prepotenti che esistono.
Di solito, quando una persona vuole parlarti, in base ai dettami dell’educazione guarda un attimo se stai facendo qualcosa o se stai parlando con qualcun altro, poi ti rivolge la parola. Invece il telefono no! Che tu sia allegro o triste, libero o impegnato a fare qualsiasi cosa, a lui non gliene frega niente: quando decide di suonare, suona.
Poi, da quando sono arrivati i cellulari le cose non hanno fatto altro che peggiorare, ti può scassare i marroni 24 ore al giorno, in qualsiasi posto ti trovi.
E ci si mettono pure le suonerie. E, giustamente, visto che ne hai la possibilità provi a personalizzarlo, ti sembra troppo da sfigato lasciare il “Nokia Tune”. Poi vai in un bagno pubblico, sei li che fai la pipì e “track”, lui inizia a chiamarti con la voce di Jennifer Lopez che ansima. Tu in quel momento non puoi fare niente, e lui continua imperterrito, con tutti che si girano a guardarti. Dopo un’eternità smette, per poi magari ricominciare.
E poi ti fa sentire in colpa.
Una volta se non eri nella stanza dove c’era il telefono (o si poteva supporre che tu non fossi li) non rispondevi e basta, e se non avevi la segreteria telefonica (e io non l’avevo), non sapevi (o potevi far finta di non saperlo) che qualcuno ti avesse chiamato.
Eri giustificato, in pace con te stesso.
Ora no, continui ad essere perseguitato dall’elenco delle chiamate senza risposta, hai sempre sotto gli occhi i nomi delle persone che pensano che non hai voluto parlare con loro. E magari, con alcuni di questi, non avresti proprio nessuna voglia di parlare in quel momento, ma ti senti obbligato a richiamarli.
E se li richiami, come ti giustifichi?Stavo guidano” (e sei di nuovo uno sfigato perché non hai l’auricolare bluetooth o il vivavoce), “Ero in bagno” (dopo la seconda volta, l’altro comincia a pensare: “Minchia, ma questo è sempre al cesso…”), “Non ero solo” (e via a tutte le fantasie possibili sulla/e persona/e con cui eri)…. In ogni caso, in qualche maniera ti sbobini l’ansia di giustificare il perché non hai risposto subito.
E se invece, al contrario, ti telefona inaspettatamente una persona con cui vorresti (o dovresti) veramente parlare? Basta provare a rispondere al cellulare all’apice dello scatto finale di una corsa di 30 minuti sul trademill per capire le figure che si possono fare….
E le chiamate con “utente anonimo”? Rispondo o non rispondo? Sarà importante? Sarà qualcuno che vuole farmi perdere tempo? Ma se non rispondo subito non potrò neanche richiamarlo, non so chi è… Che ansia!
Ciliegina sulla torta: il videtelofono! “Fammi un po’ vedere dove sei”.
 
Sicuramente il telefono ha grandissimi vantaggi ed utilità innegabili… ma a volte non lo sopporto proprio…
 
…questa ostilità ed il mio (forzato?) anticonformismo hanno fatto si che che io non mi sia mai comprato un telefono cellulare per me!!!
…ma per questo sono stato maledetto, visto che qui dal mio tavolo, mi stanno osservando con i loro schermi i miei tre telefoni che mi hanno imposto, con l’obbligo della convivenza forzata, per lavoro…
 

RIFLESSIONE N.22: LA BELLEZZA

scritto da Egonautico il mercoledì, 26 marzo 2008,11:46

Proprietà indefinibile, insita in un’entità (umana o meno, materiale o meno), piacevole ed appagante per i sensi ed i sentimenti e che genera stupore e ammirazione”.
 
Mi trovavo in uno di quei luoghi e momenti che più facilmente mi scatenano riflessioni sul genere umano (me compreso): Auchan, Sabato pomeriggio, ore 17:30 (vedi anche qui).
Utilizzando il mio carrello come scudo contro la folla inferocita mi sono trovato un angolino protetto, dove sono rimasto ad aspettare, mentre i miei compagni di avventura andavano in prima linea a combattere (agli scaffali), per quello di cui avevamo presunto bisogno.
Mentre ero in attesa, davanti alla mia postazione, è passata una bellissima ragazza. Era sicuramente cosciente della sua avvenenza: sembrava camminare mezzo metro più in alto degli altri e non degnava nessuno di uno sguardo. Automaticamente ho provato quel insieme di sensazioni scatenate dalla bellezza, compreso un pizzico di invidia (pensando che fosse bello essere così belli… la vanità?).
Poi mi sono guardato attorno e ho visto che tutti gli esemplari di razza maschile presenti erano interessati a lei, qualcuno in maniera discreta, ma qualcuno anche in maniera spregiudicata. Al che ho pensato che, almeno in quel caso, forse poteva essere una bella rottura di maroni essere così belli: bastava un minimo gesto d’assenso, anche involontario, e si sarebbe trovata subito assalita dal minchione di turno.
Oltre all’invidia, ho provato anche un leggero senso di inferiorità…. ma poi ho cominciato a fare una breve indagine statistica. Direi che, su un centinaio di persone, di veramente bella c’era solo lei, tra tutte le altre una decina risultavano piacevoli o interessanti, mentre le restanti erano qualificabili come “brutte” o "insignificanti".
Ovviamente, tutti questi “giudizi”, si riferiscono solamente alla bellezza percepita al primo impatto… la vera bellezza di una persona, quella che attrae veramente, è costituita da tantissimi aspetti e si può rivelare solamente nella lunga distanza. Tanto più che, mentre quella ragazza stava da sola con l’aria scazzata, parecchi dei “brutti/insignificanti” erano accoppiati e sembravano pure belli contenti.
 
Alla fine penso che, per una persona, l’essere veramente bello non sia molto facile da gestire. Sicuramente da un lato può essere molto utile per ottenere qualcosa, ma dall’altro può cancellare le altre qualità di una persona… ad esempio confesso che, nel lavoro, mi risulta molto difficile prendere sul serio una bella donna che si fa forza di questo.
La bellezza, molto spesso, genera diffidenza…
 
…per fortuna che di veramente belli ce ne sono pochi.
 

RIFLESSIONE N.21: BACI E ABBRACCI

scritto da Egonautico il mercoledì, 05 marzo 2008,10:59
Ieri sono andato in palestra.
Mentre ero alle prese con le mie fatiche è arrivato, in tempi diversi, un gruppo di ragazze.
Queste ragazze si sono salutate tra loro molto calorosamente, baciandosi e abbracciandosi a più riprese.
Era una scena che faceva piacere, non so se tra loro erano veramente grandi amiche, però davano l’idea che erano molto felici di vedersi.
Poi ho guardato quella specie di Big Jim grande e grosso che stazionava dalle mie parti ed ho immaginato di andare a salutarlo nella stessa maniera con cui si sono salutate quelle ragazze, ovvero con baci e abbracci… dopodiché ho immaginato quello che avrebbe pensato lui e quello che avrebbero pensato le persone che ci avessero visto…
…tra uomini e donne siamo molto diversi pure in questo.
 

RIFLESSIONE N.20: LO STATO

scritto da Egonautico il martedì, 19 febbraio 2008,13:19
Dialogo tra Ego ed una sua collega venuta a lavorare a Torino da un’altra città.
 
-         “Minchia Ego! Stamattina ho preso la multa sul tram…”
-         “Come mai?”
-         “Non avevo il biglietto, è salito il controllore e mi ha multata”
-         “Beh, se non hai il biglietto può capitare…..”
-         “Ma che ne sapevo io che qui controllano il biglietto! Nella mia città nessuno viaggia con il biglietto!”
-         “Vuoi dire che nessuno paga il biglietto per il tram?!”
-         “Praticamente….”
-         “Quindi mi sa che la vostra Azienda dei Trasporti sta messa proprio male…”
-         “Boh? Non mi sembra, i tram sono sempre pieni…”
-         “Si, ma se nessuno paga… prima o poi farà fallimento…”
-         “Eh no! C’è lo Stato, ci deve pensare lui”
-         “Ci deve pensare lo Stato!? Ma…. Secondo te chi è lo Stato?”
-         “Lo Stato è… lo Stato”
-         “Mhh… ho capito…”
 
Quindi vuol dire che lo Stato è una specie di buco nero che caga soldi a iosa.
Però, i soldi che caga, chi ce li mette?
 
-         La collega continua: “E anche mio padre dice che non bisogna pagare il biglietto”
-         “Tuo padre? E dove lavora tuo padre?”
-         “Per l’Azienda dei Trasporti della mia città”
-         “Per l’Azienda dei Trasporti della tua città?!?!?!?! E perché dice di non pagare il biglietto?”
-         “Perché, secondo lui, il suo stipendio è troppo basso”
 
Quindi è un po’ come uno che ha un negozio, con questo negozio guadagna poco e allora, per fare andare meglio le cose, invita i clienti a non pagare quello che prendono….
 
Qui ognuno ci metta la sua logica ed il suo vissuto, ma a me sembra che in questo modo di ragionare c’è tutta l’essenza del perché tante cose non funzionano….
Sicuramente qualcuno potrebbe giustificarsi con: “Ma tanto si sa, al governo è tutto solamente un magna magna”.
Però basta pensarci un minimo per capire che, un ragionamento come quello sopra, è sicuramente autodistruttivo.
.
Secondo me, giustificare questi pensieri, è il preludio per accettare ogni cosa, e quindi anche che chi ci governa abbia il diritto di approfittarne.
 

DIREZIONE INTELLIGENZA SOCIALE 3

scritto da Egonautico il mercoledì, 05 dicembre 2007,16:15
Di nuovo sull’Intelligenza Sociale, ripercorrendo i passi dell’imparare (vedi anche Riflessione N.11).
 
Inconsciamente Inconsapevole
 
In questo stato non ci rendiamo bene conto di quello che provano gli altri.  
Ci possono essere casi molto gravi di individui fermi a questo stadio (psicopatici, autistici, etc.), ma preferisco riferirmi a quel tipo di persone che, bene o male, possiamo incontrare un po’ dappertutto.
L’altro giorno ho notato una scena. Un uomo parlava ad una donna, tenendo una specie di monologo su non so che cosa, sembrando molto entusiasta di quello che diceva. Gesticolava molto, con movimenti molto aperti verso l’esterno, cercando di dare enfasi a quello che diceva.
Parlava molto, ma guardava pochissimo la donna.
La donna sembrava molto chiusa su se stessa. Braccia incrociate, piedi, busto e sguardo rivolti altrove. Aveva un’espressione sul viso che sembrava urlare: “Ma quando la finisci?”.
Ma niente da fare: l’uomo continuava ad andare avanti imperterrito.
Alla fine ha finito le parole, si sono salutati e se ne sono andati ognuno per la sua strada: lui con un bel sorriso soddisfatto lei con una faccia pesta.
Sono quasi sicuro che lui pensasse: “L’ho conquistata”.
Ecco, quest’uomo è un esempio di quello che intendo per Inconscio Inconsapevole.
 
Personalmente, essendo qui a parlare di queste cose direi di aver superato questa fase… o almeno lo spero.
 
Consciamente Inconsapevole
 
Qui entriamo in quella fase in cui ci si rende conto di qualcosa, ovvero cominciamo ad intuire e capire le emozioni e gli stati d’animo altrui.
In questo stadio ci rendiamo conto che la persona di fronte a noi è, ad esempio, arrabbiata, annoiata, felice, interessata, etc, ma non abbiamo ancora molti mezzi per gestire la situazione.
Mi ricordo di un mio conoscente che capiva subito, quando uno triste era triste, e d’istinto cercava di consolarlo, ma di solito il potenziale consolato ben presto si offendeva per qualcosa che diceva il consolatore. In pratica aveva poca “tecnica” consolatoria.
 
Anche questa fase credo di averla superata, insomma mi sembra di capire abbastanza bene, ad esempio, se una persona ha piacere di stare in mia compagnia oppure no.
 
Consciamente Consapevole
 
In questa fase riusciamo a percepire che, quello che facciamo, ha un certo effetto su pensieri, emozioni e sensazioni di chi che abbiamo di fronte.
Per esempio riusciamo a capire che, se una certa persona è incazzata, se gli diciamo una certa cosa sicuramente si incazzerà ancora di più.
In pratica impariamo come interagire meglio con gli altri, anche se non siamo ancora così bravi e naturali.
 
Questa è la fase su cui ho lavorato e su cui voglio continuare a lavorare molto (tenendo conto che questa è l’ultima fase Conscia).
 
Inconsciamente Consapevole
 
Questa è la fase superiore, quella in cui interagiamo con gli altri al meglio e lo facciamo in maniera automatica, senza pensarci.
È quella fase in cui, per esempio, ci sentiamo veramente bene con una persona e sentiamo che lei sta veramente bene con noi; quando si viene a creare una specie di risonanza di emozioni e di intesa.
Ovviamente non è una condizione possibile in ogni momento ed in ogni rapporto, ma allenandosi parecchio nella fase precedente è possibile aumentare di molto l’attitudine a rapportarsi in questa maniera con chi ci interessa.
 
Qualche volta mi accade, ed è una grande soddisfazione.
 
 
Osservazioni
 
Ovviamente quanto ho riportato sopra è una generalizzazione su quello che sono i rapporti tra le persone: non siamo mai continuamente e rigidamente fissi in uno stato. Personalmente, ogni giorno ho parecchie interazioni con tantissime persone, e mi rendo conto che con ognuna di loro ho un rapporto diverso, secondo chi e quando ho di fronte.
I miei rapporti spaziano continuamente tra i quattro stati che ho sopra descritto.
 
Ho contatti di tanti tipi diversi: sentimentali, di amicizia, di lavoro, obbligati, scelti, etc., e non ho sicuramente l’obiettivo (comunque, umanamente impossibile) che ognuno di questi sia sempre e comunque idilliaco… (in fondo anche io ho i miei sentimenti e le mie preferenze… e ritengo che nella vita sia sempre meglio puntare su un numero contenuto di persone piuttosto che su tutti).
 
Come ho riportato in miei precedenti post (vedi Riflessione N.10), quello a cui punto è migliorare la mia Intelligenza Sociale per fare sì che, quando è il caso, questa mi aiuti a rapportarmi con le altre persone; rapportarmi con rispetto e con efficacia, in maniera inconsciamente consapevole per, ad esempio, aiutare una persona a cui voglio bene, o per convincere un venditore che è meglio che abbassi il prezzo di quello che sta cercando di vendermi... o anche, semplicemente, per il piacere sottile di interagire piacevolmente con qualcuno che ricambia lo stesso piacere....
 
In altre parole: prendere consapevolezza di se, prendere consapevolezza degli altri e lasciarsi andare.
 
Continua….
 
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PROPOSITO N.5: LATTE ALLE GINOCCHIA

scritto da Egonautico il mercoledì, 28 novembre 2007,09:24
Lo sapevo, io e l’inglese non avremmo mai un buon rapporto. Sono 30 anni che lo studio, ma continuo imperterrito ad incartarmi su qualcosa.
Ieri lezione, solo io e l’insegnante. L’argomento erano le espressioni utilizzate per lamentarsi di qualcuno o di qualcosa.
Ad un certo punto esce la seguente:
“I’m sick to death of you…”.
Una frase che mi suonava malissimo (…sono ammalato alla morte di te…) e che, quindi, ho cercato di associare ad un modo di dire in italiano. Quello che mi è venuto meglio è stato:
“Mi fai venire il latte alle ginocchia”.
Entusiasta della mia associazione ho provato subito a tradurla e verso l’insegnante, una ragazza inglese sulla trentina, ho detto:
“Emm.. like.. make me come… milk on knees”.
Lei ha strabuzzato gli occhi e ha detto: “Sorry?”.
E io, orgoglioso di averla portata a conoscenza di questo modo di dire: “You make me come….”, pausa per essere sicuro che avesse capito, e poi “Milk on knees”, seguito da un mio sguardo di soddisfazione.
Lei, arrossita, incredula, mi ha fissato con uno sguardo trapanante ed inquisitore, tipo: “Ci fai o ci sei?”. Che poi alla fine ho tradotto nel più significativo: “Sei un maiale o sei un cretino?”.
Qualche secondo di analisi e poi, per fortuna, ha optato per la seconda (cretino, per ignoranza, …spero) e mi ha detto: “Non usare mai 'make me come', ha un significato piuttosto particolare...”. E poi ha cambiato discorso.
Al che mi è venuta l’illuminazione. “Make me come”… letteralmente “Fammi venire”. Arghh…. Ed il successivo, “Milk on knees”, anche se potenzialmente senza un gran senso, non oso pensare a come si possa interpretare…
Al che ho realizzato di quanto sia andato vicino alla denuncia per molestie sessuali…. anche se ho notato che, dopo un po', l'insegnante è diventata molto più simpatica ed estroversa del solito (e qui si apre tutto un nuovo discorso su quanto l'universo femminile sia "too much complicated" per noi maschi....).
Comunque, sono sicuro che, "I'm sick to death of you" e "make me come", sono espressioni che mi rimarranno ben impresse.

RIFLESSIONE N.13: IL METAMONDO

scritto da Egonautico il mercoledì, 21 novembre 2007,10:41
Ieri sera, uscendo dal lavoro, ho sentito una ventata di aria fredda sulla faccia, mi sono guardato intorno, le persone, le case, le macchine, ed un pensiero mi è subito saltato in mente: “È vero! Continua ad esistere anche tutto questo”.
Mi trovo spesso con la faccia incollata davanti ad un video. Per lavoro uso tantissimo Mail e Messenger, uso diversi programmi che mi permettono di “dialogare” con persone o con macchine, scrivo report che invio a server, recupero dati che qualcun altro a messo su un altro server. Quando ho un attimo di pausa, scrivo e leggo mail di piacere, blog, etc.
Passo buona parte della mia giornata immerso in quello che io chiamo Metamondo, seguendo quella tendenza che, un po’ per volta, sembra inglobarci tutti.
Ho ancora qualche flebile tendenza di anticonformismo tecnologico: uso pochissimo gli SMS in quanto mi ostino a non avere un cellulare mio, cerco di evitare di usare PC e videogiochi a casa, se devo scambiare informazioni con qualcuno cerco di incontrarlo di persona (se possibile), se devo prendere appunti mi porto carta e penne colorate (e non PC o palmare)… ma è innegabile che, in questo Metamondo mi ci sono impantanato pure io… anzi, il mio lavoro consiste proprio nel cercare di fare si che vi ci possano accedere più persone possibile e nella maniera più efficace possibile (e credo di essere pure bravo in questo…).
Vent’anni fa non esisteva questo Metamondo, ora siamo già in tantissimi a co-abitarlo.
È un bene o un male? Riprendendo la solita frase che mi piace tanto: è sempre tutto relativo.
Internet è un enorme calderone, ci puoi trovare di tutto. Qualsiasi idea tu abbia, dalla più frivola alla più impegnata, dalla più nobile alla più perversa, puoi riuscire a trovare qualcuno che in qualche maniera la pensi come te… e questo, per me, è tanto fantastico quanto inquietante
Un paio di anni fa avevo la passione di creare Remix e, cercando informazioni su questo, sono entrato in contatto con un Rapper di Vancouver ed un Producer di Singapore. Ci siamo messi a “lavorare” assieme (in virtuale) ed abbiamo prodotto delle cose. Questo, secondo me, ha dello stupefacente: un asse Vancouver, Torino, Singapore.
Tutti gli abitanti del Metamondo condividino la possibilità di aprire contatti interessanti con gli altri abitanti, contatti che fino a due decenni fa erano impossibili… ma i contatti possono essere positivi ma anche negativi …come dicevo, per qualsiasi perversione puoi trovare qualcuno che la pensi come te o che possa essere identificato come l’oggetto di questa.
 
Quello che mi piace del mio Metamondo è che a volte mi semplifica la vita, mi fa risparmiare tempo, mi permette di entrare in contatto con persone che sicuramente non incontrerei in altro modo, mi aiuta a soddisfare diverse mie curiosità, è un momento di evasione.
Quello che non mi piace è che, da un punto di vista umano, lo trovo potenzialmente limitante… i rapporti tendono ad essere surrogati di rapporti… manca tutto quel corollario a contorno delle parole… già è difficile avere rapporti empatici di persona, figuriamoci dietro ad un video.
 
Il principio è semplicissimo:
Se il Metamondo si pone come un’espansione del Mondo, è una gran cosa… se il Metamondo si pone come un’alternativa al Mondo è un disastro.
 
 

CITAZIONE N.1

scritto da Egonautico il giovedì, 15 novembre 2007,17:38
"Il desiderio di una persona 'perfetta' che soddisfi ogni nostra aspettativa, percepisca empaticamente e venga incontro ad ogni nostro desiderio è una fantasia primaria impossibile da realizzare". (Coleman – “Intelligenza Sociale”).
 
Ripercorrendo il mio passato, le mie esperienze e quelle di persone attorno a me, non posso che essere terribilmente d’accordo con questa frase.
Mi colpisce la stupidità che mi ha pervaso in gioventù. Ero convinto che chi avevo di fronte, nei miei approcci sentimentali, dovesse completamente adeguarsi a me con l’illusione che dovesse essere la persona “perfetta” (almeno per me)… ed il brutto è che, giornalmente, continuo a sentire persone che “pretendono” questo da altri, incuranti del “sacrificio” a cui dovrebbero sottoporsi gli eventuali partner o amici…
Io penso che, alla fine, siamo tutti naturalmente egocentrici e mettersi nei panni di chi abbiamo di fronte non è così facile… e, a volte, abbiamo pure troppa paura per farlo.
Un rapporto “sano”, e per scelta, non può che essere alla pari, una giusta dose di dare e avere, un adattamento reciproco, accompagnato dal rispetto dell’individualità dell’altra persona.
Un’altra regola fondamentale, secondo me, è che nei sentimenti quali amore, amicizia, simpatia, attrazione, etc. non ci può essere nessuna forzatura… o ci sono, o non ci sono… si possono coltivare, si, ma non si possono certo pretendere.
 
Questo viaggio comincia ad incutermi anche un po’ d’ansia…. Un po’ per volta comincio a percepire sempre più distintamente che, quando gli altri sembrano tutti sbagliati… molto probabilmente sono io che ho qualcosa che non va.

DIREZIONE INTELLIGENZA SOCIALE 2

scritto da Egonautico il venerdì, 09 novembre 2007,16:28
Lo sviluppo della mia Intelligenza Sociale negli anni… riprendendo la metafora dei nemici naturali dell’uomo di conoscenza di Castaneda.
 
La Paura.
Mi ricordo che in passato sono stato molto soggetto a timori nei miei rapporti con gli altri.
Mi sembrava che ci fossero diverse persone, molto sicure di se stesse, che avevano completamente in mano la loro vita. Persone in grado di gestire e risolvere tutti i loro problemi e tutte le loro emozioni, con capacità a me totalmente mancanti.
In questa visione distorta si inseriva pure il fatto che, mi sembrava, che alcune di queste persone nutrissero un atteggiamento di superiorità e, in certi casi, addirittura denigratorio nei miei confronti.
Mi sono reso conto che soffrivo di un senso di inferiorità: difficilmente ero in grado di esprimere, e sostenere, opinioni con loro. Ero intimorito a parlare con loro, facilmente vittima della timidezza.
Come paradosso vivevo un sentimento molto particolare: siccome “loro” erano così forti e sicuri, in qualche maniera mi aspettavo che facessero qualcosa per me, che venissero automaticamente in mio soccorso.
 
La Lucidità.
Man mano che è passato il tempo mi sono reso conto che, in realtà, ero io che non riuscivo a cogliere una serie di segnali e sfumature nel comportamento e nell’atteggiamento di queste persone.
In pratica ho cominciato a capire che alla fine vogliamo, cerchiamo e proviamo più o meno tutti le stesse cose.
Ora ho una visione molto più chiara e realistica (ovviamente nell’ottica della mia realtà), e certi miei timori sono quasi del tutto svaniti.
Rispetto all’inizio ho sviluppato molto la mia capacità empatica. Mi sento molto più sensibile, e mi sembra di riuscire ad intuire molto meglio quello che c’è dietro alle persone che ho di fronte… anche se, a volte, questo non è del tutto positivo… mi sento uno stupido per quanto ho mal interpretato diverse cose in passato... e per quante me ne sono proprio sfuggite.
Mi rendo molto più facilmente conto di quanto quello che dico interessi o meno le persone che ho di fronte, di quanto pensano che abbia torto o ragione. Di quando siano nervose o allegre. Di quando provino interesse o disinteresse per me.
Come parlano e/o si vantano delle loro capacità, che hanno oppure no… ho capito che certi “idoli”, che avevo creato, alla fine sono persone del tutto normali, anzi…
Ho sempre più la percezione, ahimè, di quanto molti rapporti siano basati sul malinteso e di quante assurde “rigidità” ci siano.
 
Il Potere.
Ora sto anche cominciando a percepire coscientemente in che modo e quanto, certi miei modi di fare e di esprimermi, hanno un effetto sulle persone che ho attorno.
È l’applicazione di quanto ho capito.
Su questo punto ho ancora parecchio da lavorare, ma, indubbiamente, il mio modo di interagire con gli altri è notevolmente migliorato: piccole cose ma che, per me, hanno dato grossi risultati.
 
La Vecchiaia.
Qui non c’è niente da fare, questa non si può sconfiggere… ma si può combattere… e al momento ho capito che la mia età è sicuramente un vantaggio e non un limite.
 
Continua…
 
 

DIREZIONE INTELLIGENZA SOCIALE

scritto da Egonautico il lunedì, 05 novembre 2007,17:55
L’Intelligenza Sociale non è tra le Direzioni che avevo individuato alla partenza per Egoland, ma piano piano mi si è presentata con tutto il suo fascino, tanto da vederla come possibile candidata a prendere il posto di mio Alleato.
Il colpo di fulmine è nato leggendo il libro “Intelligenza Sociale” (appunto..) di Goleman. Man mano che andavo avanti in questa lettura, ho cominciato a razionalizzare alcuni pensieri ed alcune sensazioni che in qualche maniera ho percepito già latenti dentro di me. Mi sono reso conto che era una strada che avevo già cominciato a percorrere, anche se imboccandola da altre parti.
Sicuramente Goleman offre un’esposizione scientifica e da esperto, mentre il mio era un percorso empirico e da principiante, ma alla fine il succo del discorso coincideva in diversi punti.
Un altro punto fondamentale è che il libro “Intelligenza Sociale” offre una visione che si può adattare a molte persone, mentre la mia Direzione è incentrata solo su di me… e io non ho molto da insegnare, visto che devo ancora imparare.
Tornando a me, una prima riflessione è che nell’Intelligenza Sociale possono essere incluse anche altre Direzioni, quali Comunicazione, Emozioni, Sensibilità e Seduzione. Le prime tre non le ho ancora avviate (e quindi ci penserò poi), mentre per l’ultima, la Seduzione, ho deciso di mantenerla separata, in quanto gode di un fascino tutto suo… aggiunge un po’ di peperoncino nell’universo delle relazioni.
 
Inizio con alcune definizioni.
 
Intelligenza Sociale: la capacità di capire le altre persone e di interagire con loro nel migliore dei modi.
 
A sua volta l’Intelligenza Sociale può essere suddivisa in:
  • Consapevolezza Sociale: capire (o meglio, intuire) le sensazioni delle persone che abbiamo di fronte e le dinamiche dei rapporti sociali.
  • Abilità Sociale: capacità di interagire con gli altri nel migliore dei modi.
Appare subito evidente che, l’Intelligenza Sociale, può essere applicata in diverse maniere, che possono essere definite più o meno buone secondo i contesti ed i punti di vista.
Il capo di una setta di successo è sicuramente dotato di una notevole Intelligenza Sociale: è in grado di capire le persone che si trova di fronte, di individuare quelle più manipolabili e plagiarle secondo i propri obiettivi. Questa è un’applicazione buona o cattiva? Secondo me, nella maggior parte dei casi, è cattiva.
Invece, riuscire ad aiutare un amico in un momento di crisi, è quasi sempre un’applicazione buona.
A scanso di equivoci: io non ambisco assolutamente a diventare un santone o un trascinatore di folle… riguardo a plagio e circonvenzione mi interessa imparare bene a non subirli ma non ad applicarli, non fa sicuramente parte della mia indole.
Quello che mi piacerebbe è esclusivamente riuscire a migliorare la mia capacità di comprendere le persone che ho di fronte, di entrare in sintonia, di farmi capire e di costruire rapporti soddisfacenti, basati sullo scambio reciproco. È questo che vorrei come Alleato.
 
Continua…

RIFLESSIONE N.10: L’ALLEATO

scritto da Egonautico il martedì, 30 ottobre 2007,16:44
Per Alleato intendo una qualche entità che ci può aiutare nelle relazioni e negli impegni della nostra vita.
Se troviamo un Alleato, questo può condurre una vita parallela alla nostra: nasce, cresce e muore. Può essere affiancato da altri Alleati o, una volta che ci lascia, essere sostituito da uno nuovo.
Non è assolutamente detto che tutti avremo degli Alleati significativi nella nostra vita, e non è neanche noto il tempo che un eventuale Alleato trascorrerà con noi prima di lasciarci (da pochissimo tempo a tutta la vita).
Inoltre ci sono Alleati più forti ed altri più deboli e, alcuni, mentre ci possono rafforzare in certi periodi in altri ci possono indebolire.
Comunque, tirando le somme, riuscire a trovare un buon Alleato è sicuramente una gran cosa.
 
Per una bella ragazza, un Alleato, potrebbe essere la sua bellezza e la sua sensualità. Basta pensare allo sguardo ed all’atteggiamento sicuro che mostrano alcune donne consce di questo: sembra che possano conquistare il mondo e sicuramente, utilizzando bene l’Alleato, possono semplificarsi molte cose nella vita.
Per un giovane un suo Alleato potrebbe essere la gioventù, che gli permette di spremere al massimo il “motore”.
Per Castaneda, un uomo di conoscenza doveva scegliere il suo Alleato tra il Pejote, l’Erba del Diavolo ed i funghi allucinogeni.
Per una persona ricca un Alleato potrebbe essere la ricchezza stessa… ci sarebbero un sacco di persone disposte a fargli un “piacere”.
E così via.
 
Credo che, per poter proseguire in maniera efficace il mio viaggio verso Egoland, sia giunta l’ora di cercarmi un nuovo Alleato.
Obiettivamente potrei essere piacevole, ma non mi vedo molto come sex-simbol. Sono sicuramente una persona giovanile, ma la gioventù è un'altra cosa. Non credo che gli allucinogeni facciano al mio caso. Non ho grossi problemi economici, ma non sono sicuramente ricco…
Quindi, ad esempio, questi sono Alleati che potrei cercare di usare qualche volta (…a parte gli allucinogeni), ma non sono sicuramente particolarmente potenti per me.
 
In base ad alcune piccole soddisfazioni che ho ottenuto negli ultimi tempi ho deciso di cercare un Alleato in quella entità che definirei “Intelligenza Sociale”. Sono convinto che questa, effettivamente, possa aiutarmi ad ottenere grandi risultati.

Alcuni dei Propositi che mi sono posto in questo viaggio sono già molto orientati verso questa entità ma, vista l’importanza di questo tema, ho deciso che aprirò una Direzione per lei.


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